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La vita religiosa dei Serbi a Trieste nel passato e oggi

La vita di una comunità non può mai essere descritta e ridotta soltanto ad un periodo della sua esistenza; invece, guardando attraverso il prisma delle sue attività nel passato anche il suo presente si può leggere. Sono sempre stati gli altri, e probabilmente continueranno ad esserlo anche in futuro, a scrivere della nostra Comunità e della sua storia. Io invece vorrei dire qualche parola sulla sua vita religiosa e sui suoi principali protagonisti.

La Chiesa è sempre la vena pulsante di ogni popolo e di ogni comunità. In questo senso, secondo la mia modesta opinione, anche la Chiesa Serbo-Ortodossa, agendo attraverso l’Arcidiocesi di Sremski Karlovci, ebbe il ruolo decisivo nella preservazione dell’identità religiosa e nazionale del popolo serbo nell’Impero Austro-Ungarico, inclusa la nostra piccola Comunità. L’istituzione dell’Arcidiocesi di Sremski Karlovci si basava sulle Patenti che l’Imperatore Leopoldo I emanò il 21 agosto 1690, l’11 dicembre 1690, il 20 agosto 1691 e il 4 marzo 1695 per i meriti del popolo serbo e per il suo notevole impegno nella lotta per la salvaguardia dell’Impero Austro-Ungarico, specie contro l’invasione turca. Queste patenti costituivano la base legale per l’instaurazione dell’autonomia ecclesiastico-secolare serba, regolarizzando, allo stesso tempo, la posizione legale del popolo serbo nella sua nuova patria. Le patenti furono riconfermate dall’Imperatrice Maria Teresa nel 1743.

Il compito principale della Chiesa Serbo-Ortodossa era preservare nel suo popolo la coscienza della sua fede ortodossa e della sua identità nazionale e questo era possibile soltanto attraverso organismi organizzati, ovvero attraverso la Chiesa e la Scuola, e in nessun modo mediante iniziative separate e individuali. Naturalmente, la buona riuscita di questi sforzi dipendeva non solo dalla Chiesa serba. Per tale motivo i serbi che abitavano da queste parti, ma soprattutto i rappresentanti della Chiesa, con grande saggezza si impegnarono ad instaurare e a mantenere relazioni bilanciate con le Autorità Imperiali austriache nelle spesso instabili circostanze storiche, rimanendo, però, sempre fedeli alla loro Chiesa e al loro popolo.

Questo comportamento fu adottato anche da parte della nostra piccola Comunità la cui vita, pur essendo avvantaggiata per certi aspetti, allo stesso tempo doveva affrontare numerose difficoltà.

Fu una circostanza fortunata il fatto che i greci, relativamente presto dopo il loro insediamento e con l’arrivo dei serbi in città, ottennero dall’Autorità Imperiale di Vienna il permesso di erigere la propria chiesa e di fondare la propria comunità. Ad aiutare loro nella costruzione della chiesa e nella restituzione del debito all’Imperatrice Maria Teresa furono proprio i fratelli serbi.

Le discordanze tra le due comunità ortodosse, nate dalle opinioni contrastanti relativamente a quale sacerdote dovesse svolgere le Sacre Liturgie e in quale lingua, non scoraggiarono i serbi a perseverare nella lotta per ottenere gli stessi diritti dei fratelli greci, né di vivere e lavorare come persone oneste. Secondo quanto riportato dallo storico Djordje Rajković, grande aiuto e sostegno ai serbi venne dato dal Metropolita di Sremski Karlovci, Pavle Nenadović, il quale promuoveva la loro causa davanti alla Potestà Imperiale. Con la decisione dell’Imperatrice austriaca del 1757 i serbi, insieme ai greci, vennero inclusi nella giurisdizione (governo spirituale) del Vescovo di Gornji Karlovac, Danilo Jakšić, della Chiesa Serbo-Ortodossa che sul territorio dell’Impero Austro-Ungarico operò attraverso l’Arcidiocesi di Sremski Karlovci. Con questa decisione l’Impero Asburgico protesse i suoi interessi e confermò i privilegi conferiti precedentemente al popolo serbo.

Bisogna sottolineare il fatto che questa importante comunità religiosa (la Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa di San Spiridione di Trieste), dai suoi primi giorni fino ad oggi, non ha mai abbandonato il legame con la Chiesa Serbo-Ortodossa. Della sua vita spirituale si fecero carico i vescovi serbi, il più rinomato dei quali fu Lukijan Mušicki (noto scrittore e poeta serbo). Ancora oggi la Comunità conserva l’antimins con il suo nome. Nella chiesa di San Spiridione furono i sacerdoti della Chiesa serba a celebrare le Liturgie (lo storico M. Purković parla di un numero di circa 60), alcuni dei più noti furono: Vićentije Rakić, Haralampije Mamula, Savatije Knežević, Nićifor Vukadinović. Appaiono anche i nomi di alcuni noti ierodiaconi: Vikentije Ljuština, German Andjelić ed altri (circa 13).

Da bravi pastori essi insegnavano ai devoti a curare la propria fede e a nutrire l’amore verso Dio e verso i loro connazionali. Allo stesso tempo, dando l’esempio con il proprio comportamento, insegnavano loro ad essere bravi ed onesti lavoratori, nonché a rispettare i loro vicini e concittadini.

I Serbi di Trieste oggi

Nonostante il fatto che i serbi che oggi vivono a Trieste si distinguano dai loro predecessori per numero e per il potere economico, vi è un tratto che li accomuna. Questo tratto è la diligenza.

Essendo la più numerosa delle etnie recentemente insediatesi in città, la maggior parte dei serbi è arrivata a Trieste dopo il terremoto in Friuli e dopo la dissoluzione dell’ex Iugoslavia. Provenienti perlopiù dalla Serbia Orientale, rappresentano un elemento importante della vita di Trieste e del suo sviluppo economico. Grazie alla loro condotta esemplare e al modo onesto in cui svolgono le proprie professioni i serbi godono del grande rispetto della popolazione locale. Distinguendosi per l’abilità nel campo edilizio e artigianale, contribuiscono con grande successo alla costruzione ed alla ristrutturazione della città. Insieme a loro, bensì presenti in numero più piccolo, gli intellettuali serbi arricchiscono il tessuto cittadino con le loro preziose conoscenze, contribuendo così al miglioramento della reputazione dei loro connazionali.

La Comunità Religiosa Serbo-Ortodossa aiuta i suoi connazionali nel loro adattamento al nuovo Paese, ma anche nella preservazione della loro identità religiosa, nazionale e culturale. Questo avviene in diversi modi: celebrando regolarmente le Sante Liturgie (ogni giorno, la domenica e in occasione delle festività religiose), organizzando lezioni di catechismo, di lingua serba e di storia per i bambini in età scolare (divisi in 3 gruppi) nel doposcuola, così come lezioni di lingua italiana per adulti e di lingua serba per tutti gli interessati a conoscere il nostro idioma. Attraverso diverse attività (il corso di danza folcloristica, il canto, attività letterarie, gite) la Comunità si impegna a mantenere il legame con i suoi giovani. Inoltre, aiuta e sostiene tutte le associazioni il cui obiettivo è la preservazione dell’identità spirituale, nazionale e culturale del popolo serbo.

Oltre a queste attività ordinarie, la nostra Comunità ospita varie conferenze e mostre, organizza viaggi di pellegrinaggio, concerti di musica religiosa, classica e folk e svolge tante altre attività che contribuiscono alla preservazione dell’identità spirituale, culturale e nazionale del popolo serbo, ma allo stesso tempo anche alla sua miglior integrazione nel nuovo Paese.

Il parroco, proto presbitero-stavroforo Raško Radović